La città

Veduta panoramica di TreiaRoma e Treia hanno in comune il mistero del nome… Etimologia esatta non c’è; qualcosa s’intravvede attraverso un velo fluttuante e scompare. Da un irrecuperabile mistero nacque Treia, le cui lettere furono sempre su per giù quelle della terra”

Treia si trova tra le colline delle Marche, in provincia di Macerata, ad una manciata di chilometri dal mare Adriatico e dai Monti Sibillini e vanta una delle più belle e caratteristiche piazze d’Italia: forma a ferro di cavallo, due piani calpestabili, aperta verso un panorama mozzafiato: lo sguardo si spinge fino all’Adriatico.

A raccontare con folgorante sintesi i suoi 25 secoli di storia è la scrittrice Dolores Prato che a Treia, sua “terra del cuore e del sogno”, ha ambientato Giù la piazza non c’è nessuno, romanzo straordinario grazie al quale ricopre un posto d’onore nel pantheon delle scrittrici italiane del Novecento.

Percorrendo le strade e le piazze di Treia se ne scoprono ad ogni angolo tesori inestimabili perfettamente conservati. Sono millenni, infatti, che la città non è solo uno dei tanti borghi italiani.

Quando i Piceni si allearono con i Romani per combattere i Galli, Trea (questo allora il suo nome) era già una città prospera e di grande importanza come ricorda lo storico romano Tito Livio.

Quasi 2.000 anni dopo, i botanici di Napoleone Bonaparte erano dello stesso parere nell’indicare l’Accademia Georgica treiese come un punto di riferimento in Europa per gli studi agrari.

Il filo che lega due epoche così lontane, Treia lo riallaccia grazie all’archeologia di cui uno dei suoi figli più grandi, Luigi Lanzi, è esponente di spicco a livello mondiale. Treia è tra le poche località italiane ad essere stata sede di un luogo dedicato al culto di Iside ed alcuni studiosi ritengono che l’iconografia mariana delle Madonne Nere sia mutuata proprio da quella della dea.

Dove, quindi, se non a Treia, nella chiesa di Santa Chiara, conservare una statua della Madonna di Loreto che leggenda vuole essere quella originale, nascosta qui dalle suore del Monastero della Visitazione per sottrarla alle razzie napoleoniche e mai restituita al Santuario di Loreto?

Treia è la città del gioco del pallone e del bracciale perché qui è nato Carlo Didimi, fuoriclasse del pallone col bracciale che il poeta Giacomo Leopardi nella sua “A un vincitore nel pallone” ha reso immortale facendone il simbolo del campione  nello sport e nella vita.

“Il bracciale è solo uno dei nostri gioielli” dicono giustamente i treiesi. Vale la pena di andare alla scoperta dell’intero tesoro della città.

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