Madonna di Loreto

Madonna neraLa Vergine Lauretana, tra le figure più care alla religiosità popolare, è compatrona di Treia insieme a San Patrizio. Per questo dal 1760 sulla facciata del Palazzo Comunale c’è un bassorilievo che la ritrae con la Santa Casa e il fregio “Posuerunt me custodem”. Ne è autore il grande scultore Gioacchino Varlé (1731-1793) cui si devono anche le statue degli Evangelisti e dei Dottori della Chiesa che ornano l’interno di San Filippo.
Il profondo legame di Treia con il culto lauretano parte da lontano. Fin dal Medioevo la città è uno snodo importantissimo della Settempedana, itinerario dello spirito che collega tre fulcri della cristianità come Roma, Assisi e Loreto, percorso anche da San Francesco e i suoi primi seguaci.
Il flusso dei pellegrini verso Assisi era già considerevole quando nel 1294, in un boschetto di lauri tra Recanati ed Osimo comparve la Casa di Nazareth portata, secondo la leggenda, in volo dagli angeli. È a questo episodio che rimanda il plastico conservato in San Michele che ogni 10 dicembre viene portato in processione per le vie di Treia.
È la chiesa di Santa Chiara, però a mostrare il pezzo forte di una collezione che va ben oltre l’arte: la copia esatta della Madonna venerata nella Santa Casa di Loreto.
La storia della statua treiese è legata in qualche modo alla nascita dei musei moderni. Per salvare la statua di Loreto dalle confische di Napoleone, nella Santa Casa fu esposta una copia mentre l’originale veniva messo in salvo a Treia dalla suore Visitandine di Offagna, recenti proprietarie del monastero che era stato delle Clarisse. Leggenda vuole che la restituzione non sia mai avvenuta e che quella di Santa Chiara resti l’originale, uno dei rari esempi di madonne nere che alcuni studiosi ritengono mutuate dall’iconografia pagana di Iside. E la Trea romana è stata sede di un importantissimo tempio dedicato al culto della dea, di cui alcune testimonianze di valore inestimabile sono conservate presso il Museo Archeologico cittadino.

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