Piazza della Repubblica

Piazza della Repubblica

Piazza della Repubblica

 

“Voltando le spalle al Comune si aveva davanti qualcosa più vicina ad una visione che a una costruzione. Leggermente contenuta ai lati, la Piazza sfociava nel cielo; non c’era nulla, cielo e basta. Solo per limitare il vuoto, una balaustra di pietra che aveva nel mezzo un arioso ninfeo…”.

Treia deve la sua magnifica piazza così poeticamente fotografata dalla scrittrice Dolores Prato nel romanzo “Giù la piazza non c’è nessuno” alla creatività di un protagonista dell’architettura neoclassica: Andrea Vici. Prolifico architetto e valido ingegnere idraulico (a lui si deve l’attuale assetto della Cascata delle Marmore), Vici ha progettato per Treia anche la Cattedrale, la Casa di Lavoro, la Casa di Correzione (oggi demolita), Casa Benigni e Villa Votalarca.

Questa “visione” che è una delle più belle piazze d’Italia, è un salotto a cielo aperto che tre pareti traforate dai loggiati del Palazzo Comunale, della Chiesa di San Filippo e dell’Accademia Georgica ed una delimitata dalla balaustra marmorea ornata del Monumento a Pio VI progettato proprio da Vici.

Tradizione vuole che questa meraviglia si debba ad un capriccio. Quello del treiese Niccolò Grimaldi (1768-1845), cardinale di nobilissima stirpe, camerlengo pontificio e collezionista d’arte che nella sua Treia ha letteralmente lasciato il cuore: è sepolto in Cattedrale, mentre il corpo riposa a Roma, in San Salvatore in Lauro. Proprio difronte alla Cattedrale si erge Palazzo Grimaldi e si dice che, risalendo via Lanzi in carrozza, il cardinale sentisse i cavalli forzare per la ripidissima pendenza. Decise allora di far abbassare il piano calpestabile dando a Piazza della Repubblica la caratteristica forma a ferro di cavallo su due piani.

 

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