Polenta

polentaroMacinando granoturco Quarantino di Treia si ottiene la polenta di una volta, la stessa che mangiava la grande scrittrice Dolores Prato e il cui sapore si ritrova grazie alla farina ancora prodotta artigianalmente.

“Sulla fiamma, sotto il camino, dentro al caldaio attaccato alla catena, Angelina faceva piovere dalle dita appena appena vibranti, veli di farina gialla, un pugno dietro l’altro, diminuiva la farina del cestello, s’addensava la polenta nel caldaio; col bastone la rimestava forte forte, la sbatteva con fatica alla fine. Sul tavolino in mezzo alla cucina c’era la spianatora; sulla spianatora versava la polenta che scendeva lenta, pesante; un grande ovale giallo […]
Anche noi si faceva la polenta, ma per allegria. Non era come quella dei poveri. Angelina la rimestava con forza, la sbatteva, la bastonava con un grosso bastone lucido, in casa la rimestavano con un lungo cucchiaione di legno; la versavano sui piatti piani, la condivano col sugo e nel mezzo mettevano una salsiccia.”

Dolores Prato, Giù la piazza non c’è nessuno

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