Porta Vallesacco

Porta Vallesacco

Porta Vallesacco

Tra le 1.196 pergamene custodite dall’Accademia Georgica ce n’è una lunga quasi 12 metri che consegna alla storia Porta Vallesacco. Contiene gli atti del processo al podestà Baglioni che, corrotto da emissari Svevi, favorì l’evasione di Corrado d’Antiochia, catturato dai treiesi nel corso della battaglia svoltasi presso quella che è una tra le più antiche ed integre porte che punteggiano le mura.

Passando è ancora visibile il canale di scorrimento della grata che, nel novembre del 1263, imprigionò il nipote inviato di re Manfredi inviato ad assediare la città che, fedelissima al Papa e posta in posizione strategica, impediva ancora una volta alle truppe sveve di dirigersi su Roma. L’allora Montecchio, infatti, era stata assediata 25 anni prima dalle truppe di re Enzo, figlio naturale di Federico II.
Fingendo la resa, i difensori montecchiesi attirarono al di là della porta Corrado d’Antiochia e, catturatolo, lo portarono nella prigione della fortezza cittadina del Cassero.
Lunghe manovre politiche e militari attuate per la sua liberazione portarono ad un nuovo assedio e ad un cruento saccheggio da cui la zona prende il nome: Vallesacco significa valle del sacco, cioè del saccheggio.
L’epica battaglia è stata effigiata sul sipario del Teatro Comunale da Silverio Copparoni, allievo di uno dei più grandi pittori italiani della prima metà dell’Ottocento: Francesco Podesti.

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