San Michele

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San Michele

Era costume dei Longobardi che i loro castelli avessero ciascuno la sua chiesa. Durante la loro presenza a Treia, che allora si chiamava Montecchio, ogni castello una chiesa dedicata ai loro santi protettori. Quello dell’Elce (nell’attuale zona del presidio sanitario) la chiesa di San Giacomo, il Cassero (nella zona del Teatro Comunale) quella di Santa Maria a Mare, cioè dell’Assunta. Nella zona dove oggi sorge la Cattedrale, il Castrum Inferius ebbe la chiesa di San Giovanni Battista.
Della presenza longobarda a Treia restano solo la Torre dell’Onglavina, comunemente detta di San Marco, e la chiesa dedicata a San Michele Arcangelo.
Raccolto luogo di culto alle origini, la chiesa attuale è frutto della ricostruzione del 1357 e del restauro del 1943. Lo stile prevalente è il romanico, misto a qualche elemento gotico. L’abside è quadrata, il soffitto a travatura scoperta, l’interno con tre navate divise da pilastri su cui posano grandi archi di ispirazione gotica come quelli delle finestre alte e strette. Alle pareti, affreschi votivi che risalgono al XII e XVI secolo.
Di particolare interesse l’altare centrale, bel lavoro in terracotta realizzato su disegno del Professor Giuseppe Fammilume da uno dei primi insediamenti industriali di Treia, la fornace Bartoloni. Nell’abside, una tavola di Andrea Aquilini di Jesi (1525). Il Battistero è un’artistica opera del Giovagnoli.
Tutto il fascino della chiesa di San Michele è descritto in pagine straordinarie della letteratura italiana a firma di Dolores Prato (Leggi)

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