Santa Maria in Selva

Visite: aperta al culto

Santa Maria in Selva

Santa Maria in Selva

Santa Maria in Silvis deriva il suo nome dalla presenza, nell’antichità, di estese selve e fitti boschi. Insediamenti in zona datano dal paleolitico: ne sono state rinvenute tracce eloquenti raccolte presso l’Accademia Georgica e il Museo Archeologico “Luigi Lanzi” di Treia. L’attuale chiesa è stata edificata sulle rovine di una fatta costruire fin dal 1042 dai signori di Ajano, il cui castello è oggi perduto, ed aggregata nel 1096 all’Abbazia di Rambona. Della costruzione, in stile romanico con navata unica e tetto a capriate lignee, restano le residenze dei monaci e la grancia, fabbricato dove non solo veniva riposto il grano e che, secondo le regole dell’ordine benedettino, era sede di una vera e propria azienda agricola. Le due pietre poste all’esterno della chiesa, proprio sotto le finestre, sono quelle su cui si inginocchiavano i fedeli per non disturbare le funzioni religiose dei monaci. Sulle pareti interne 23 medaglioni opera del  pollentino Giuseppe Fammilume: raffigurano Gesù benedicente, San Benedetto, i Patroni d’Italia e della Diocesi. Di notevolissimo pregio l’altare realizzato in ceramica su suo disegno dalla Fornace Bartoloni, il più antico insediamento industriale di Treia. Sopra l’altare troneggia una Madonna del Rosario, patrona della parrocchia, olio su tela di autore ignoto. In Sacrestia uno splendido mobile in stile Settecento ed un crocifisso che spicca su pareti lasciate prive di intonaco per restituire all’ambiente l’aspetto originario. Eretta a Vicaria Curata nel 1920, la Chiesa è stata costituita parrocchia a pieno titolo giuridico nel 1945 all’atto della donazione da parte del principe Carlo Giustiniani Bandini alla cui nobile famiglia la tenuta di Santa Maria in Selva apparteneva dal 1773.

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