Santuario del SS Crocifisso decorazioni della facciata

XX secolo

MaiolicaFacciataNel 1902 un furioso incendio distrusse il Santuario del SS Crocifisso costruito sulle fondamenta dell’antica Pieve sorta sulle rovine del tempio dedicato alla dea Iside.
I lavori per l’attuale struttura, costituita da chiesa e convento, iniziarono nel 1905 su progetto dell’architetto Cesare Bazzani che gli impose uno stile neorinascimentale arricchito da elementi di stile liberty proprio della fine del XIX secolo e l’inizio del XX.
Il Santuario fu consacrato nel 1925, ma la facciata fu completata nel 1954. Non è l’esecuzione fedele del disegno del Bazzani, ma il suo discepolo treiese, professor Armando Farabollini, ha saputo contenere il rifacimento nel carattere e nei limiti dell’illustre progettista.
Nella parte frontale i rosoni, gli archetti e i portali sono armonicamente distribuiti e decorati con ornamenti in terracotta che portano la firma dello scultore romano Paladino Orlandini.
Sono di Farabollini invece il grande pannello in ceramica con “Angeli in adorazione dell’Agnello” posto sopra il rosone centrale come pure le lunette in ceramica che decorano i tre portali: San Francesco d’Assisi (a sinistra), Cristo in gloria (al centro), Sant’Antonio di Padova (a destra). I salienti laterali della facciata sono ornati con gli stemmi dei capoluoghi di regione, motivo ripreso sulle pareti esterne della Chiesa, fino all’abside, in cui sono raffigurati gli stemmi di cento città d’Italia.
Le formelle sono opera della Fornace Bartoloni, uno dei primi insediamenti industriali di Treia che, oltre a laterizi di qualità, come testimonia anche la scrittrice Dolores Prato nel suo romanzo Giù la Piazza non c’è nessuno, ha prodotto vere e proprie opere d’arte in laterizio come gli altari delle chiese treiesi di San Michele e Santa Maria in Selva.
Vari reperti di epoca romana, ritrovati in tempi diversi, sono stati incastonati nella parete del campanile. Tra questi, due preziose statue egizie rinvenute durante la demolizione del campanile cinquecentesco. Oggi, al loro posto, ci sono le copie, mentre gli originali si conservano nel Museo Archeologico cittadino insieme ad altri, importanti reperti portati alla luce in questa zona.

 

Tags: ,