Posts Taggati ‘architettura’

La Rotonda

“La Rotonda era un palazzo rotondo nella cui circonferenza s’innestava la continuazione dell’edificio come si innesta il collo con la testa; una gran testa e un collo alla Modigliani. Il lato posteriore attaccato a una casa un poco retrocessa formava l’angolo dov’era la macelleria di Lello.”

Porta Vallesacco

Porta Vallesacco

Porta Vallesacco

Tra le 1.196 pergamene custodite dall’Accademia Georgica ce n’è una lunga quasi 12 metri che consegna alla storia Porta Vallesacco. Contiene gli atti del processo al podestà Baglioni che, corrotto da emissari Svevi, favorì l’evasione di Corrado d’Antiochia, catturato dai treiesi nel corso della battaglia svoltasi presso quella che è una tra le più antiche ed integre porte che punteggiano le mura.

Piazza della Repubblica

Piazza della Repubblica

Piazza della Repubblica

 

“Voltando le spalle al Comune si aveva davanti qualcosa più vicina ad una visione che a una costruzione. Leggermente contenuta ai lati, la Piazza sfociava nel cielo; non c’era nulla, cielo e basta. Solo per limitare il vuoto, una balaustra di pietra che aveva nel mezzo un arioso ninfeo…”.

Torre dell’Onglavina

Piazza don Nicola Cervigni
Visite: uffici Pro Loco/IAT (Piazza della Repubblica) tel. 0733 217357 – 0733 215919

Torre dell'Onglavina

Torre dell’Onglavina

L’attuale assetto urbanistico di Treia si è formato nell’ XI secolo, quando i castelli dell’Onglavina, dell’Elce e del Cassero, fortilizi in grado di fronteggiare gli attacchi nemici, sorgevano sui tre colli del paese. Colli attraversati da un grande asse lineare sulla sommità con il punto più basso a nord (Porta San Martino) e quello più alto a sud (Porta Palestro).

Torre del Mulino

Passo di Treia
Visite: non consentite

Torre del mulino

Torre del mulino

La Torre del Mulino di Passo di Treia è uno degli esempi più significativi di quelle vere e proprie fortezze che dovevano proteggere il mulino racchiuso nel loro interno e che cominciarono ad essere costruite alla fine del XIV secolo. Mentre il territorio fuori le mura era soggetto a continue scorrerie e devastazioni di ogni genere, l’importanza dei mulini era vitale. A Treia, allora Montecchio, è testimoniata dal fatto che in cinquanta anni il Comune fece costruire ventidue macine in una zona che si estendeva per pochissimi chilometri. Secoli dopo, lavorerà come ispettore dei mulini il fuoriclasse treiese del pallone col bracciale Carlo Didimi, cantato dalla penna di Giacomo Leopardi.