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Treia, città del gioco del Pallone col Bracciale

Disfida del Bracciale

La battuta

“Per il gioco del pallone ci voleva un muro. Macerata se l’era costruito tanto tempo prima che cadesse il papa, un muro interminabile, si chiamava lo Sferisterio perchè il pallone è una sfera.

A Treja c’era il muro, ma non fabbricato per il gioco, era il muro che sosteneva la più bella piazza pensile del mondo…

Da quel gioco del pallone era uscito un giocatore che se non era lui, era il diavolo; per la bravura di quel diavolo trejese, il recanatese Leopardi scrisse l’ode -A un vincitore nel pallone-. Quando giravo estasiata avanti ai banchi dei chincaglieri sotto le Logge… era il nome ad entrarmi di prepotenza negli occhi tanto era scritto grosso in una lapide: “Carlo Didimi” (Dolores Prato, “Giù la piazza non c’è nessuno”).

La leggenda

 

Carlo Didimi

Carlo Didimi

Carlo Didimi non era un’atleta qualunque, ma un fuoriclasse del pallone col bracciale la cui fama correva per L’Italia intera, conquistata sfidando e battendo i grandi campioni del suo tempo: “Massimo Domenico da Sacile, Pacini Angelo, Donati Luigi… e Donati Angelo…ed Ercole Sansone…Questi ultimi vinse anche tenendoli ambedue avversari contro se solo…”.

La carriera

L'Arena che ha fatto da sfondo alla carriera di Carlo Didimi

L’Arena Carlo Didimi in una foto d’epoca

“Per il gioco del pallone ci voleva un muro. Macerata se l’era costruito tanto tempo prima che cadesse il papa, un muro interminabile, si chiamava lo Sferisterio perchè il pallone è una sfera.

Carlo Didimi

Treja, 6 maggio del 1798 – 4 giugno 1877

Carlo Didimi

Carlo Didimi

Arrivando a Treia basta affacciarsi dalla balaustra marmorea di Piazza della Repubblica che sfonda sul Conero per immaginarlo lì, nella sua arena, con il suo bracciale e gli amici carbonari, giovani nobili e non animati da grandi ideali e voglia di cambiare il corso della storia.