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Chiesa di San Girolamo

Borgo Vittorio Veneto
Visite: la chiesa è officiata

“San Giuseppe, San Luigi che di solito non mancano nelle città, lì non c’erano; c’erano i santi Francesco, Chiara, Filippo, il dotto Girolamo, l’arcangelo Michele, ai quali nessuno porterà un cuore d’argento”.

Una sintesi folgorante per uno sguardo al panorama delle chiese treiesi quella a firma della scrittrice Dolores Prato che, nel suo capolavoro ambientato a Treia, coglie l’essenza anche della Chiesa di San Girolamo, cara alla devozione popolare per l’effigie della Madonna del Bellamore che campeggia sull’altare”. Una chiesa che, la scrittrice, parlando del diverso suono delle campane cittadine, dice non avere “voce, ma sole, erba murana e lucertole su per le scale.”
Non avrebbe potuto essere altrimenti, visto che oggi la chiesa si trova al centro del quartiere più popoloso del centro storico, il Borgo, ma mostra ancora tutti i tratti, per dirla con la Prato, di “una chiesa che sapeva già di campagna. Per un nome tanto grande una chiesetta resa più agreste da una grande croce attaccata sulla facciata accanto alla porta…Poco dopo San Girolamo, dalla sua parte, diramava una piccola strada bianca chiusa tra siepi, la grande piegava a curva fino alla Guglia; nella piccola strada c’era quasi subito la Villa Bell’Amore che mia madre prese in affitto quell’anno che passò l’estate a Treja vicino al suo ingegnere e, “svergognata”, osò anche tentare di legare con le sorelle di lui”

Il chiostro

Si accede sia dall’esterno che dalla sacrestia al quadrilatero a mattoni, ben luminoso, iniziato nella seconda metà del XVII secolo e portato a termine nella prima metà del XVIII.

San Lorenzo

c.da San Lorenzo
Visite: uffici Pro Loco/IAT (Piazza della Repubblica) tel. 0733 217357 – 0733 215919

Chiesa di San Lorenzo

Chiesa di San Lorenzo

Sessantacinque gradini di un’ampia scalinata conducono il visitatore a leggere la storia della piccola comunità vissuta a lungo nelle casupole del castello di San Lorenzo, conteso più volte tra Guelfi di Montecchio e Ghibellini di San Severino. Nei pressi, a segnare il confine tra Treia e Cingoli, c’era il castello di Monte Acuto di cui rimangono solo pochi resti della rocca, detta la Roccaccia. Molte leggende aleggiano su di essa. Probabile origine di tante fantasticherie, spesso legate alla presenza demoniaca, può essere attribuita al fatto che Grimaldo di Aureliano, signore di Monte Acuto, fu un vero e proprio signore della guerra che mise a ferro e fuoco il contado con la sua banda, come testimonia un documento del 1191 conservato presso l’Accademia Georgica.