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Vallesacco

L’artigianato era una delle più solide risorse treiesi. Tessitori, vasai, cordai, gli artigiani abitavano principalmente il quartiere del Vallesacco cresciuto intorno al formidabile polo della Cattedrale e del Palazzo Vescovile. Vallesacco deve il suo nome al saccheggio seguito ad una delle tante battaglie sostenute

Onglavina

Figurante Onglavina“Ojolina dicevamo noi, strada nera, stretta, un poco storta. Casucce buttate a caso, emergenti, sprofondate, sconquassate, molte puntellate: casa e stalla si fondevano…”

Il quartiere, su cui svetta la Torre dell’Onglavina, una dei gioielli architettonici della città, ha segnato l’adolescenza della scrittrice Dolores Prato, penna d’eccellenza della letteratura italiana del Novecento.

Treia, città del gioco del Pallone col Bracciale

Disfida del Bracciale

La battuta

“Per il gioco del pallone ci voleva un muro. Macerata se l’era costruito tanto tempo prima che cadesse il papa, un muro interminabile, si chiamava lo Sferisterio perchè il pallone è una sfera.

A Treja c’era il muro, ma non fabbricato per il gioco, era il muro che sosteneva la più bella piazza pensile del mondo…

Da quel gioco del pallone era uscito un giocatore che se non era lui, era il diavolo; per la bravura di quel diavolo trejese, il recanatese Leopardi scrisse l’ode -A un vincitore nel pallone-. Quando giravo estasiata avanti ai banchi dei chincaglieri sotto le Logge… era il nome ad entrarmi di prepotenza negli occhi tanto era scritto grosso in una lapide: “Carlo Didimi” (Dolores Prato, “Giù la piazza non c’è nessuno”).

La disfida del bracciale

Disfida del Bracciale

La battuta

Treia è testimonial illustre del pallone col bracciale perché il più grande giocatore di tutti i tempi è stato il treiese Carlo Didimi (1798-1877), atleta e patriota leggendario.
Ogni prima domenica di agosto e nelle due settimane che la precedono, la Disfida del Bracciale ne racconta la storia straordinaria legata a doppio filo con il Risorgimento.